Il termine Giubileo deriva dall’ebraico “Jobhel”, che vuol dire “corno”, che veniva suonato dai sacerdoti ebrei, ogni 49 anni per annunciare un anno di grazia e di liberazione.
Era un invito alla festa e alla gioia, perché era un evento con cui Dio si rendeva presente e si manifestava.
Con l’inizio di questo anno, in ricordo di ciò che il Signore aveva fatto per il suo Popolo schiavo in Egitto si verificavano grandi cambiamenti ed una serie di “azioni di grazia”: ogni creditore doveva “rimettere” (letteralmente vuol dire “far cadere”) quanto aveva prestato; le proprietà ritornavano ai loro padroni; gli schiavi riacquistavano la libertà; i prigionieri venivano liberati; non si seminava la terra, né si mieteva; si raccoglieva il prodotto che era nato spontaneamente; e quello che nasceva spontaneamente era a disposizione di tutti.
Nei libri biblici sono contenute diverse testimonianze che riguardano l’applicazione dell’anno sabbatico da parte degli ebrei.
Si pensa che il primo anno sabbatico sia stato il 164 a. C., in base a quello che si legge nel primo libro dei Maccabei. La Chiesa fin dal 1300 celebra il Giubileo, ora ogni 25 anni, come un invito straordinario a comprendere meglio il mistero dell’Incarnazione, cioè dell’amore infinito e misericordioso di Dio verso ciascuno di noi. Per noi celebrare il Giubileo significa accogliere l’amore di Dio nella nostra esistenza e rinnovarci in Lui.
Il periodo Giubilare è un invito a fare un esame di coscienza ed una verifica del nostro atteggiamento di cristiani, mettendoci in un cammino penitenziale riconoscendoci colpevoli di gesti contro l’unità e la comunione, di intolleranza, di violenza.
Il clima di festa e di gioia che caratterizza il Giubileo, deve essere il segno che la luce di Cristo si deve proiettare sull’umanità indicando un cammino di pace, di giustizia e di fraternità.
Il giubileo può essere: Ordinario, ossia maggiore e corrisponde a quello indetto negli Anni Santi, Straordinario, cioè minore ed è quello indetto per qualche avvenimento di particolare importanza.
Strettamente legati al Giubileo sono: il Pellegrinaggio e le Indulgenze. il pellegrinaggio, guardando alla condizione umana, può essere considerato come un uscire da se stessi per muoversi verso una meta, un obbiettivo.
Mettersi il pellegrinaggio significa voler ritrovare se stessi. La meta del pellegrinaggio, infatti, è quella dell’incontro personale con se stessi e con Dio.
La tappe del pellegrinaggio sono: la Partenza, il Cammino, la Visita alla Chiesa Giubilare, il Ritorno.

• La Partenza: indica la decisione del Cristiano di avanzare fino alla meta, superando le difficoltà .

• Il Cammino: deve condurre alla solidarietà con i fratelli con i quali si è in marcia.

• La Visita alla Chiesa Giubilare: invita all’ascolto della Parola che giuda e illumina e ci fa partecipare alla celebrazione dei sacramenti.

• Il Ritorno: ricorda al Cristiano la sua missione nel mondo come “luce e sale”, come testimone della salvezza.

La dottrina dell’Indulgenza, invece, è strettamente legata al senso e al significato del peccato. Il peccato può essere mortale e veniale.
Il peccato mortale ci priva della comunione con Dio in quanto ci allontaniamo da Lui e rifiutiamo la sua amicizia; il peccato veniale, invece, rallenta questa comunione.
Il peccato mortale ci rende così incapaci di conseguire la “pena eterna”.
Ad ogni peccato, sia mortale che veniale corrisponde anche una “pena temporale”.
Ora, la pena eterna viene rimessa e condonata con il perdono nel Sacramento della Riconciliazione.
La pena temporale resta da scontare e può essere condonata o attraverso la pratica delle opere di misericordia e un continuo cammino di conversione, o con la purificazione nel purgatorio dopo la morte, oppure con l’applicazione delle indulgenze.
L’indulgenza è quindi la remissione davanti a Dio della pena temporale per i peccati già rimessi in quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa.
Non si tratta né di un fatto automatico né magico perché chi usufruisce della indulgenza deve convincersi che il suo camminodi purificazione, di penitenza e di conversione continua per tutta la vita con la pratica delle virtù e le opere di misericordia.
L’indulgenza può essere parziale o plenaria: la parziale libera in parte dalla pena temporale dovuta al peccato, la plenaria totalmente.

Le condizioni per ottenere l’indulgenza giubilare sono:

• La Confessione Sacramentale, che porti ad una vera conversione del cuore

• La Comunione Eucaristica

• Il Pellegrinaggio per ricordare che “tutta la vita cristiana è come un grande pellegrinaggio verso la casa del Padre.

• Le Preghiere : Credo, Padre Nostro, Ave Maria, Gloria secondo le intenzioni del Papa.

• La Visita ad una Chiesa Giubilare.

• Le Attività Caritative verso gli infermi, i carcerati, gli anziani in solitudine, infanzia abbandonata, handicappati, gioventù in difficoltà e tutti i fratelli che si trovano in necessità poiché Cristo è presente in loro.

Nel periodo Giubilare si può usufruire dell’indulgenza plenaria solo una volta al giorno.